Scritto da: Romina Balducci
Chi di voi hai mai pensato che la Sophie Kinsella di “I love shopping” fosse in realtà una dilettante degli acquisti? In confronto a chi soffre di shopping addiction la protagonista del fortunato libro è una dilettante!
Ebbene si, la dipendenza dallo shopping è una vera e propria malattia che poco ha a che vedere con l’essere “spendaccioni”… non preoccupatevi quindi se vi piace fare shopping, a chi non piace? Ma ci sono casi in cui al piacere per l’acquisto si sostituisce un insaziabile impulso a comprare, un bisogno irrefrenabile di avere alcuni oggetti. Si accumulano debiti tali da mandare in rovina intere famiglie (chi ne è affetto è capace di spendere anche 50 mila euro in un giorno solo!) per non parlare delle conseguenze psicologiche e affettive che ne conseguono.
Chi ne soffre?
Secondo alcuni studi, in Italia ne soffrono tra l’1 e l’8% della popolazione adulta. In genere ad esserne più colpite sono le giovani donne fino ai 40 anni, per lo più appartenenti alle fasce di popolazioni a reddito medio basso, un po’ come accade anche per altre dipendenze “costose” tipo il gioco d’azzardo.
Niente paura: non basta essere “fissati con lo shopping” per soffrire del disturbo, devono essere presenti anche i seguenti fattori, individuati dal dr. Lorrin Koran della Stanford University: il denaro speso deve superare le proprie possibilità, gli acquisti si ripetono più volte in una settimana e perdono senso (si tende a comprare cose inutili o bizzarre, in grande quantità), il mancato acquisto causa crisi di ansia e frustrazione, la dedizione allo shopping compare come una novità rispetto alle solite abitudini.
Da dove nasce il problema?
Alla base della shopping addiction ci sarebbe una personalità ossessivo-compulsiva, insoddisfatta della vita che conduce, infelice e incapace di instaurare relazioni affettive stabili, per cui comprare è un tentativo di riempire un vuoto interiore.
Secondo la SIIPAC (Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsivo), il “Compulsive Buying” è una strategia per alleviare uno stato depressivo sottostante: tristezza, paura, angoscia spingerebbero all’acquisto mentre lo shopping si associerebbe a vissuti di gioia immediata, che hanno l’effetto di rinforzare il comportamento compulsivo. Come tutte le dipendenze, anche lo shoppping compulsivo comporta tolleranza: aumentano nel tempo il dispendio di denaro, la frequenza degli acquisti e l’incapacità a trattenere gli impulsi.
Ma cosa si compra?
Le donne mettono al primo posto i capi di abbigliamento e poi cosmetici, scarpe e gioielli. Telefonini, computer portatili e attrezzi sportivi sembrano invece il “pallino” degli uomini.
Come uscirne?
Una terapia farmacologica, come si può facilmente immaginare, non esiste. Ma trattandosi di un disturbo comportamentale, particolarmente indicata la psicoterapia, per affrontare il problema e imparare a gestire relazione, tristezza e dolore. Gli esperti raccomandano di affiancare a questa anche un supporto finanziario, almeno all’inizio.




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