Scritto da: Greta

In latino fides,in italiano fiducia,fede: sostantivi ai quali possiamo associare sicurezza,ottimismo, speranza..
Nel dizionario alla voce “fiducia” si legge: sentimento di sicurezza che ci fa confidare in qualcosa o qualcuno senza riserve. E’ la fiducia che nutriamo nei confronti delle persone care, degli amici, dei nostri compagni/e, ma anche la fiducia in noi stessi , nelle situazioni della vita, in Dio.
Per Papa Giovanni Paolo II, questo sentimento va meritato e non solo con le parole, ma con i fatti. Il filosofo e scrittore francese Michel Eyquem de Montaigne invece, riteneva che la capacità di confidare nella bontà altrui fosse testimonianza di una propria bontà interiore.
Ma come nasce la fiducia? Che cosa fa sì che ci fidiamo o meno di qualcuno?
A volte è l’istinto a guidarci, altre volte è la sicurezza di una relazione costruita nel tempo, tempo nel quale abbiamo potuto ‘sperimentare’ l’autenticità, la veridicità, l’affidabilità delle parole e delle azioni di coloro che ci sono accanto. Dell’istinto o di quel sentire che comunemente definiamo ‘a pelle’, Antonio Damasco il neurobiologo che ha contribuito a superare l’epocale divisione mente-corpo, ci da una spiegazione scientifica. Secondo la sua teoria, esisterebbero dei marcatori somatici: una sorta di ‘segnali intuitivi’ che ci aiutano ad orientarci in una direzione piuttosto che in un’altra. Si tratta di indicatori corporei che, agendo dall’interno e manifestandosi come sensazioni, ci spingono a dare fiducia a tizio piuttosto che a caio.
Continuando a cercare la collocazione della fiducia in ambito neuronale, c’è chi ne indica la fonte in un ormone neuroipofisario : l’ossitocina. Essa viene trasportata dai corpi cellulari , arriva fino al lobo posteriore dell’ipofisi e si libera nei capillari.
E’ dunque l’ossitocina a darci fiducia?
L’ossitocina è l’ormone che entra in gioco nei processi di attaccamento. Come suggerì lo psicanalista John Bowlby in seguito all’ osservazione della relazione madre – figlio negli animali , il legame di attaccamento alla figura significativa, cioè quella in grado di rispondere in modo adeguato alla esigenze dei cuccioli prestando conforto e cure, si è evoluto nel tempo proprio perché garantisce la sopravvivenza ed è dunque fondamentale.
Nello stesso modo, i riflessi nei neonati (ad esempio stringere la manina intorno al dito dell’adulto appoggiato sul palmo) avrebbero la funzione di tenersi attaccati, di ancorarsi alla madre, cosi come i meccanismi di segnalazione ( sorriso ,pianto) comunicano all’adulto i bisogni dei piccoli facendo si che si crei un ‘sistema comportamentale di attaccamento’.
Non siamo forse alle basi più elementari della fiducia? Del resto i genitori con le loro azioni possono contribuire ad allevare un figlio più o meno ‘fiducioso’ e ottimista.
Secondo il filosofo Umberto Galimberti (dal libro ‘Le cose dell’amore’) è vero che nasciamo nella fiducia dell’adulto che ci nutre e ama , ma poi possiamo esprimere veramente noi stessi solo se ci liberiamo da questa fiducia, affinché non diventi una gabbia che ci inibisce impedendoci di esprimere ciò che realmente siamo, essenza spesso non coincidente con il volere altrui. E una volta cresciuti? Bè se accanto al vostro partner vi sentite inondati di pace e tranquillità ecco…è sempre la nostra cara ossitocina che si sta liberando lungo le cellule del corpo!
Una curiosità: da uno studio effettuato con risonanza magnetica funzionale emerge che l’emozione empatica che proviamo per il dolore altrui, può venir meno se veniamo a conoscenza della disonestà dell’altro.
Dunque la fiducia è legata all’ empatia, che non è necessariamente una sensazione immediata di comprensione altrui, ma piuttosto un cammino che si fa con chi ci è accanto e che richiede cura, vicinanza affettiva, sensibilità.
(Domani, la seconda parte del reportage sulla fiducia: cosa succede quando viene meno? Come si riconquista la fiducia delle persone?)




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concordo con il pensiero di “de Montaigne” la fiducia e’ un sentimento che parte da noi, se siamo sicuri di noi stessi, di quello che siamo e che facciamo, ci sarà piu’ facile dare fiducia ad altri, ed anche a sostenere la delusione quando prima o poi qualcuno la tradira’, l’unica persona a cui non deve mai mancare la ns fiducia, siamo proprio noi stessi.