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La prima cosa bella

Scritto da: Romina Balducci



la-locandina-del-film-la-prima-cosa-bella-141589Avete visto “La Prima cosa bella” di Virzì?  Io si, appena uscito, lo ammetto un po’ per caso, bloccata alla cassa in una fila mostruosa di gente impaziente di vedere “Avatar”. Erano le 7 di sera e Avatar registrava il tutto esaurito nelle 5 sale del Multiplex fino alla proiezione delle 23.50 quando rimanevano posti in prima fila, così volenti o nolenti, abbiamo deciso di cambiare destinazione e ci siamo “fiondati” in quell’ unica sala dove vesiva proiettato di li a un’ora il film di Virzì.

Ebbene, le luci si sono spente, lo schermo si è illuminato e quel motivo famoso di Nicola di Bari che da il nome al film ha cominciato ad echeggiare.

Non so quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho pianto al cinema, ma questo film si è preso la rivincita su tutte!

Si, ho pianto, tanto e con convinzione e, mi scoccia un po’ amnmetterlo, ho continuato a farlo anche dopo che il film era già finito!

Vi state chiedendo perchè? Bè, non certo per la drammaticità del film (quanti film drammatici avrò visto nella vita?) quanto per un aspetto che secondo me è sfuggito a molti critici, le cui recensioni ho letto e riletto in questi giorni, curiosa di confrontare il mio giudizio con quello “dei piani alti”.

Ebbene trovo pareri discordanti che convergono sul concetto che si tratta di una commedia all’Italiana dal sapore nostalgico…

Lasciando stare per un attimo la nostalgia, che di sicuro permea il film dal momento che in scena ci sono i ricordi di Bruno (Mastandrea) al capezzale della madre morente, vorrei concentrarmi sulla commedia.

Quello che mi ha colpito e che personalmente non ho mai visto rappresentato in un film, è la semplice e pura realtà profondissima del senso della vita. Quello che i fotogrammi disegnano non è tanto il ritorno al passato e lo sciogliersi dei nodi che legano Bruno alla sorella e alla madre (che dice, ma dice solo, avergli rovinato la vita) bensì quel sapore di vita vera che spesso perdiamo di vista, di come cioè la semplicità sia fatta di un sorriso nel più tragico dei momenti.

Questa secondo me è la vera essenza di questo film, oltre alla storia, che senza dubbio è molto efficace. Ed è proprio da questo punto di vista che mi sbilancio dicendo che si tratta di un film perfetto: mai si è visto cogliere così bene questo atroce contrasto che esiste nelle emozioni, che non sono mai “pure”, mai.

Un risultato di una semplicità estrema, se ci pensate, ma costruito alla perfezione in tutti i suoi dettagli: un cast eccezionale, a cominciare dalla splendida Michela Ramazzotti per approdare a un Mastandrea che incarna anche somaticamente i sentimenti, immagini da maestro, fotografia ineccepibile, dialoghi perfetti. 

E non sono d’accordo con Cristini Piccini che dice “I dettagli di questa scrittura sono opachi, luoghi, personaggi, sentimenti restano sul fondo”  (Il Manifesto): se c’è una cosa che ti rimane dentro alla fine del film è l’anima dei personaggi che ti si appiccica addosso come una calamita.

Di quanta intensità (e mi rivolgo a chi ha visto il film) è capace la scena della riconciliazione tra i due fratelli?

Concludo dicendovi che questo film è senza dubbio “La prima cosa bella” che ho visto al cinema negli ultimi 5 anni!

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