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Sbirri, Roul Bova a San Patrignano

Scritto da: Romina Balducci



raul-bovaSbirri è la storia di Matteo Gatti alias Roul Bova, giornalista televisivo romano che , perduto da poco il figlio quindicenne per un pasticca di ecstasy, decide di partire alla volta di Milano per compiere un’inchiesta sul mondo della droga. Per farlo, si unirà alla squadra speciale della Polizia impegnata nel lotta allo spaccio di droga. Così camuffato e irriconoscibile, Matteo seguirà i poliziotti nelle operazioni antidroga della Milano di notte, quella dello spaccio dietro gli angoli e nelle discoteche frequentate da giovani di tutte le età e di ogni estrazione sociale. E mentre filma le scene di quelle notti e cerca le sue risposte, compie 2 viaggi in uno: il viaggio nell’universo droga e il viaggio a ritroso nella memoria che si interroga sulle sue responsabilità di padre.
Si tratta di un film documentario in cui le riprese girate con la polizia sono state lasciate in integrale, dove non ci sono tagli né copioni. Roul Bova, infatti, per girare questo film ha vissuto un mese col nucleo speciale della polizia.
Quello che ne esce, è una panoramica sul complicato e diffusissimo mondo della droga, in continua espansione e soprattutto tra i giovanissimi.

Ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione del film alla comunità di San Patrignano e posso dirvi che la verità di questo film è pungente. “L’idea di girare Sbirri” spiega Bova durante il dibattito che ha seguito la proiezione del film “ci è venuta guardando il documentario Cocaina”. Anche la moglie Chiara seduta al suo fianco annuisce e sospira. “Ci siamo spaventati come genitori e ci siamo chiesti quale fosse il modo migliore di comunicare con i nostri figli sul pericolo delle droghe. Così abbiamo sentito la responsabilità come genitori di cercare delle risposte e di presentare al pubblico quello che è un problema di cui si parla sempre troppo poco, la droga”.
E’ un Roul Bova commosso quello che parla di sé come genitore alla platea di San Patrignano.
Nel film, la pasticca fatale che ucciderà Marco alias Alessandro Sperduti, arriva dopo una lite con il padre che dimentica di andare a vedere una partita di calcio. Ma il disagio, il rapporto difficile con il padre, appare solo in controluce: “Il punto per noi non era il rapporto col padre, anche se sicuramente ci sono per molti ragazzi anche problematiche di questo tipo. Il nostro obiettivo era mostrare che basta una pasticca sola, presa per gioco insieme agli amici, per morire. Questo è il messaggio che i ragazzi devono capire.”

E lui, il giovane Alessandro, cosa ne dice? Alessandro si dice consapevole che molti ragazzi della sua età (alcuni sono proprio lì, seduti in platea) hanno vissuto questo problema serissimo, ma poi di fronte al carico emotivo notevole di questa che possiamo definire una piaga sociale, non riesce a trattenere il pianto.
Chiara, moglie di Roul Bova e ideatrice insieme a lui del film diretto da Roberto Burchielli, prende il microfono per affermare con forza che il problema della droga va discusso, che i genitori devono parlare con i loro figli, sempre e comunque: “spesso molti genitori rinunciano a parlarne perché hanno paura di essere troppo leggeri o al contrario troppo apprensivi, invece è importantissimo dire ai ragazzi che anche per una sola pasticca di ecstasy si può morire.”
“Non bisogna avere paura di amare i nostri figli” dice a un certo punto Matteo Gatti nel film, per culminare poi nella disperazione incommensurabile di un padre che non sa trovare le risposte e grida a una web cam (dall’altra parte la moglie rimasta a Roma e incinta di 8 mesi): “Ma che cosa ci manca sempre per essere felici? Di cosa abbiamo davvero bisogno?” Una domanda che ha fatto commuovere l’intera comunità di San Patrignasno, che si è stretta intorno ai protagonista del film in un applauso intenso. Loro, che con quella domanda fanno i conti tutti i giorni!

Da Valentina, ultima fila in sala si alza un contributo importante: “Quella è la parte del film che mi ha colpito di più, io me lo chiedo tutti i giorni e so che devo lavorare sodo per trovare una risposta, se voglio guarire.”

L’incontro si è chiuso con un messaggio del regista ai ragazzi: “Il vero sballo è il bello che ognuno ha dentro di se, è la creatività, è rendersi conto sempre in ogni momento delle cose belle che viviamo, della bellezza che ci offre la vita!”
L’abbraccio finale dello “sbirro” Bova al pubblico di tutti quei giovani che hanno vissuto sulla loro pelle la difficoltà della droga, resta a testimoniare che un nuovo inizio è sempre possibile.

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3 Responses to “Sbirri, Roul Bova a San Patrignano”

  1. Barbara Canini scrive:

    grande RAUL!!! Bravissimo e stupendo come sempre

  2. mcartam scrive:

    ho visto il film, lo consiglio a chi vuol vedere il mondo della droga da una finestra che si apre molto ma molto vicino

  3. report scrive:

    io c’ero è stata una bellissima esperienza.
    bova è un grande attore ma anche un ottima persona.

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